In mostra alla Galleria Mazzotta di Milano le opere del fratello
di Giorgio De Chirico
Possibile Titolo: Alberto Savinio,
l'altra metà della Metafisica
Omaggio all'autore nel cinquantesimo
della morte
Nel 2002 ricorreva il cinquantesimo anniversario
della morte di Alberto Savinio. La galleria Mazzotta di Milano
gli dedica un omaggio di tutto rispetto (fino al 2 marzo), con
una riproposta della sua opera grafica e pittorica sotto l'esperta
e amorevole cura di Pia Vivarelli con Paolo Baldacci e Daniela
Fonti. La mostra documenta con 135 dipinti, disegni, gouaches,
schizzi e opere grafiche l'intera produzione di Savinio, autore
nel corso della sua carriera di 1300 opere, dai primi collages
del 1925-26 fino ai bozzetti per l'"Armida" di Rossini,
realizzati nel '53, l'anno della sua morte (Catalogo Fondazione
Mazzotta).
Prendere per il verso giusto questo autore non è una
cosa semplice. Nel corso della sua vita ha attraversato tutte
le espressioni d'arte, come pittore, illustratore, scrittore,
musicista, scenografo, oltre ad essere stato uno scrittore e
un drammaturgo di vaglia. Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea
De Chirico (Atene 1891-Roma1952), fratello di Giorgio, ha studiato
pianoforte e composizione al conservatorio di Atene, poi a Monaco.
A Parigi nel 1911-15 ha cominciato a dedicarsi alla letteratura.
Ritornato in Italia allo scoppio della prima guerra mondiale,
è stato collaboratore della "Voce" e della
"Ronda". Dal 1926 al 1934 ha frequentato di nuovo
a Parigi, dove nel 1927 ha iniziato l'attività di pittore,
entrando in rapporto con il gruppo surrealista.

A. Savinio, Autoritratto (1934)
Nella mostra è possibile trovare molti capolavori di
questo periodo, come "Objects dans la foret" (1927),
una delle versioni dell'"Annunciazione" del '32, molti
bozzetti teatrali, alcuni inediti (i costumi per l'"Uccello
di fuoco" di Igor Stravinsky), cartoni per stoffe, un mosaico
e schizzi decorativi. Questo la rende una testimonianza attendibile
dell'opera saviniana e una degna riproposta all'attenzione del
pubblico italiano dopo più di vent'anni di latitanza.
L'ultima mostra, infatti, risale all'81. Nei quadri della metà
degli anni Venti le tele saviniane sono piuttosto assimilabili
a delle grisailles, superfici monocromatiche le cui figure sono
scandite da pure linee di contorno ("Senza titolo -Couple
et enfant, 1927; "Ritratto", "Souvenir calligraphique",
"Ritratto di bambino", "Autoritratto").
Con il "Monde nouveau" del '29 la tela si accende
di superfici ipercromatiche e decorative, fino a scandire una
nuova grammativa dello spazio pittorico con la plasticità
degli oggetti in primo piano, che acquisiscono una consistenza
volumetrica pronunciata ("Le navire perdu", 1928).
Negli anni Trenta fa la sua comparsa una dimensione fortemente
realista, che si coniuga a un lavoro sulla figura umana e sul
ritratto che sfocia in una rappresentazione degli stati d'animo
dai caratteri fortemente unitari e decisi. Questi caratteri
si frantumano e si disperdono nelle opere degli anni Quaranta,
dove riappaiono, macerati e con nuovi connotati d'angoscia,
gli stilemi di un paesaggio fratto e desolato.
Nell'attività di Savinio la pittura ha avuto, accanto
alla letteratura, forse la parte più importante, benché,
almeno in un primo tempo, egli sia stato considerato in Italia
poco più che un geniale dilettante. "La complessiva
produzione di Savinio si sviluppa, all'incrocio di tre coordinate
complementari: mito, storia e realtà del presente"
come spiega Pia Vivarelli nel catalogo. L'evidente interesse
del pittore per l'aspetto grottesco o allucinato dei soggetti
(per molto tempo prevalsero fra i suoi quadri quelli rappresentanti
figure umane con teste animali), fecero ritenere "letterario"
il suo mondo anche figurativo e, come tale, giudicabile solo
da questo punto di vista.
Uno dei punti più dibattuti dalla critica è il
rapporto di Savinio con il Surrealismo. Nella Francia, ove ha
risieduto a lungo, Savinio si è valso dell'apprezzamento
dello stesso gruppo surrealista. Questo stesso fatto lo ha fatto
giudicare anche in Italia esponente di quella corrente. Se osserviamo
bene, però, ben poco di veramente riferibile alla poetica
di quel movimento si può riscontrare nelle sue opere,
dove è del tutto assente l'elemento erotico e crudele
che è proprio di quella poetica.
L'altra faccia del problema è rappresentato dai suoi
rapporti con la cultura e la pittura italiane d'inizio secolo.
Qui, infatti, le cose rischiano di ingarbugliarsi. Quando si
espone in un certo momento con gli Appels d'Italie, sotto la
guida di Waldemar George, con i Severini, i Tozzi, ecc., Savinio
fa propendere la critica a parlare della sua pittura piuttosto
d'una variante personale e arguta della "pittura metafisica"
creata dal fratello Giorgio che di percorso figurativo legato
alla pratica delle avanguardie internazionali. I tratti peculiari
(segno e colore) di Savinio non hanno nulla a che spartire,
però, né con il tonalismo, né con il gusto
dell'impasto di gran parte della moderna pittura figurativa.
Nelle cose più riuscite, sono il segno e il colore capaci
di tradurre quel sentimento di ironia, di magici accostamenti,
di incuriosito imprevisto che costituivano l'atteggiamento costante
di Savinio di fronte alla vita.
L'aspetto in un certo senso meno conosciuto, che emerge in particolare
dai saggi del catalogo, è la pratica saviniana del collage
e della citazione, che spiega del resto certi grafismi che caratterizzano
il suo gesto pittorico. "Non solo come musicista Savinio
era un "collage composer" (John Cage), ma anche come
artista figurativo era un "collage painter". Grazie
alla pubblicazione sempre più frequente delle sue fonti
visive è oggi sempre più chiaro che la citazione
appartiene al nucleo concettuale della sua opera. La gamma dei
modelli ai quali attingeva nel suo 'saccheggio di relitti culturali'
(Marcus Haucke) è estremamente eterogenea: oltre alle
fotografie dell'archivio di famiglia vi sono i compendi archeologici
di Salomon Reinach e un libro di storia naturale di Louis Figuier,
cartoline illustrate a colori, documentazioni fotografiche su
popoli stranieri, le acquaforti raffiguranti statue antiche
di François Perrier nonché molti dipinti di Arnold
Boecklin". (Gerd Roos, dal Catalogo). Lungi, però,
dal farne una figura isolata del Novecento, questi tratti ci
aiutano a comprendere l'attualità di Savinio, la cui
influenza arriva direttamente fino alla Pop Art americana degli
anni Sessanta.
Nel dopoguerra maturano nuovi interessi e curiosità intellettuali.
Savinio si stacca dalla matrice nietzschiana ed esistenzialista
delle sue influenze giovanili e affronta lo studio delle scienze
fisiche e naturali. Il mondo della natura lo affascina con i
suoi enigmi e con i suoi misteri. Scrive Savinio nel 1947: "Cerco
di vedere il mondo attraverso gli insegnamenti della nuova fisica
che non ammette più la dualità mobile-immobile
(o corpo-anima), ma solo uno stesso movimento continuo di energia"
("Il segreto della mia pittura").
La mostra milanese ha questo di utile, ci aiuta a inquadrare
la figura di questo personaggio, che per molti versi sembra
un irregolare e un isolato del Novecento, nel grande flusso
dell'arte contemporanea, restituendocelo in un certo senso come
figura di precursore, piuttosto che come figura di epigono o
di emulatore. Anche quei tratti troppo "letterari"
che emergono dal gioco dei rimandi mitici perdono consistenza
a vantaggio di un nucleo di motivi usati da Savinio come grimaldello
per attraversare i momenti più importanti del secolo
con tratti di viva curiosità e spregiudicatezza intellettuale.
Antonio De Lisa