In una mostra intitolata "Le Opere
e i Giorni", curata da Achille Bonito Oliva, ogni artista
ha lavorato in una cella sul tema del Verbo, soggiornando per
quasi tutto il mese di settembre (dal 9 al 29) nello storico
complesso architettonico della Certosa di San Lorenzo a Padula
(Salerno). Venti artisti contemporanei, proiettati in diverse
direzioni (Arte Fotografia Musica Poesia Teatro Video), hanno
proseguito il lavoro secolare dei certosini nella fascinosa
e discreta cittadella santa del Vallo di Diano. "Le Opere
e i Giorni è una mostra che si apre negli ultimi tre
giorni della propria chiusura" ha scritto e detto il Curatore
nella conferenza stampa e lo ribadisce mentre si esce dalla
Certosa, accompagnato dalla Direttrice Maria Giovanna Sessa.
"L'Arte questa volta avrà a che fare col tempo piuttosto
che con lo Spazio. Il Tempo che crea le occasioni, gli incontri,
le confluenze". Visto che le opere sono in permanenza,
ne possiamo parlare quasi come di un Museo della contingenza,
una raccolta di reperti del mondo della fantasia negli spazi
immensi della Certosa, pensata dal Principe Sanseverino per
offrire degna accoglienza ai figli minori dei potenti, quelli
che si definivano cadetti.
Nella Cella n. 2 incontriamo Luca Maria Patella (Roma 1934)
con l'installazione che si intitola "De remediis utriùsquae
Fortunae, con esplicito riferimento a un'opera di Francesco
Petrarca. Dalla biblioteca della Certosa Patella fa partire
un fascio di luce rossa (simbolo del sentimento) che raggiunge
il loggiato della cella. Sopra un venerabile leggio è
situato un Librone, ricavato da un raccoglitore di tessuti per
parati, di poesie linguistiche di Pratella. Il visitatore indugia
nello sfogliare il volume. Nella cella è situato un computer
col quale il visitatore può dialogare via e-mail con
l'artista e alcune domande/risposte sono esposte alle pareti.
Alle pareti della cella sono esposte: una grande mosca di 150
cm. stampata su carta trasparente; un vaso di scrittura realizzato
con un testo a computer, opere grafiche cosmico-ironiche (dalla
mistica cosmica all'ironia terrestre). Nella nicchia accanto
alla porta di ingresso un fascio di luce azzurra (simbolo del
pensiero) parte ad illuminare il teschio in pietra del cimitero,
ricoperto da un cappello a larghe falde, e l'albero retrostante.
Qui il tema del Verbo risplende in tutta la sua smaterializzata
virtualità.
Fanno da contrasto, nella Cella n. 3, i metafisici croissant
surgelati che nel video di Dorte Meyer (1969) respirano e s'indorano
come pallidi palloncini. E ormai siamo entrati nel regno della
materia. Nella Cella n. 10 di Luca Pancrazi (1961), "24
su 24-La cura del selvatico", l'artista toscano ha recuperato
erbacce e rovi del giardino maltenuto. Da parte sua Isabella
Gherardi ha collocato centinaia di arance lungo un corridoio,
sotto la foto di una radiosa colomba ritratta in una delle chiese
del complesso. Mentre Gianni Caravaggio distribuisce caffè
distribuito circolarmente sul pavimento.
Ancora: l'imbottigliamento etilico di Fabio Mauri, che soggiornando
nella cucina affrescata, luogo di santificazione del cibo, analizza,
fotografa e riproduce le formelle del pavimento, sembra avere
a che fare poco col Verbo; piuttosto sembrerebbe col "genius
loci", che si esprime nelle celle e nelle forme della vita
monastica, così come l'opera pensata per sottrazione
di Letizia Cariello (1965), che stipa di lenzuola bianche ben
piegate gli incavi dei muri e tappa, con stoffe rosse, i buchi
del muro dell'orto, o quella di Maurizio Cannavacciuolo (1954),
che elabora i suoi complessi disegni, multicolori e chiassosi,
con un tenue tratto sui muri bianchi.
Nella Cella n. 14 troviamo l'artista cino-malese H.H. Lim (1954),
che ha studiato e vive a Roma da molti anni, il cui progetto
artistico si intitola "La Pazienza". Sulla parete
di destra, entrando, sono montati sei pannelli in gesso di 250x90
cm su cui sono disposte delle lettere in ordine inverso, come
se le leggessimo allo specchio. Non formano per lo più
parole di senso compiuto, ma se osserviamo con "pazienza"
riusciamo a leggere almeno una frase: "Anche i denti storti
dicono chi sei". Devo confessare che non sarei mai riuscito
a trovarla, se non avessi avuto l'aiuto della bella e giovane
assistente di Lim, che guida il visitatore curioso con "pazienza"
nella cella principesca dell'artista orientale. All'interno
della cella Lim ha montato un acquario quadrato di plexiglass
di 150 cm per lato, popolato da un unico pesce vivo, una cernia
un tantino spaesata. Lim resta fermo per ore su una sdraio,
con una canna da pesca munita di esca artificiale che lascia
pendere a cinque centimetri dal pelo dell'acqua e aspetta con
pazienza che il pesce abbocchi. E' una sfida in nome della pazienza
per il pesce e per il pescatore. Sulla scheda degli artisti
troviamo scritto che "La pazienza è indice di persistenza
e durata, caratteristiche necessarie al permanere del lavoro
sulla scena dell'arte, una forma di autodisciplina".
Ma il presente sincopato precipita nelle performance, nei rap
di Lello Voce e nella suadente e corporea parola di Rosa Lo
Russo che declama un "triduo pasquale" senza prendere
fiato. Poi irrompe la volgarità della prostituta africana
recitata da Alessandra Vanzi in un video che accompagna altre
due diverse condizioni femminili: donne arabe con burqa e donne
anoressiche e viziate.
Che dire in conclusione sull'avvio di questo progetto triennale
di rilancio della Certosa di San Lorenzo. Volendo risolvere
con una boutade la questione si potrebbe dire che "E' l'Angelo
pavone che squinterna i suoi attributi nel Teatro delle Trasmutazioni",
come ha scritto Mimma Pisani in una poesia su un pezzo di carta
appeso al muro nella Cella n. 23. Ma siccome il progetto è
serio e ben guidato da Achille Bonito Oliva (che certo per parte
sua non si sottrarrebbe all'immagine dell'"Angelo pavone"),
dobbiamo prevedere un percorso intrigante da qui al 2004. Nel
2003 il tema sarà il "Precetto", nel 2004 con
la "Vanitas".
Antonio De Lisa

