Il serpente rinascimentale di Pietro di Cosimo
e il mito della rinascita o dell'eterna giovinezza
Ci sono
immagini che più di altre riescono a definire nella
comunicazione pubblicitaria la trasformazione dei ruoli
sociali. Prendiamo il serpente, da sempre legato alla figura
femminile. In un quadro del pittore rinascimentale Pietro
di Cosimo, Ritratto di Simonetta Vespucci, del 1520 circa,
ora al Musée Condé di Chantilly, si vede ritratta
la figura omonima nelle vesti di Proserpina, la regina degli
Inferi. L'immagine ricalca l'iconografia dei misteri pagani
legati al culto dell'Aldilà. Il serpente allude alla
speranza di resurrezione della giovane, morta precocemente
di tisi all'età di ventitré anni. In questa
prospettiva il serpente è visto come un simbolo dell'eterna
giovinezza. |
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| La Boa Luxury Case, profumo di Roberto Cavalli Se proviamo ora a dare uno sguardo alla pubblicità odierna di un profumo di Roberto Cavalli in doppia versione, normale e da borsetta, quest'ultimo chiamato Roberto Cavalli Boa Luxury Case, possiamo notare identità e differenze. Il Format della pubblicità ci presenta tre elementi che s'incrociano: un Visual (immagine centrale), che copre tutto lo spazio, con una donna stesa su una duna desertica sulla quale striscia un serpente con movenze voluttuarie; la foto del prodotto interseca le gambe della protagonista. Si tratta di un flacone rosa, trasparente, decorato da una fine trama d'argento e ha come tappo una sfera di cristallo avvolta da un serpente. Il boa sembra una vera scultura. In basso la scritta: "Roberto Cavalli. Profumo". Non c'è testo. Il testo in questo caso sarebbe una ridondanza inutile. Tutto, infatti, è allusivo, com'è nello stile della pubblicità sensoriale (prodotti del corpo, bagni schiuma, profumi, fragranze). Non c'è né da spiegare né da magnificare alcunché. |
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E' tutto un abbandono alla pura
visione serpentinata, che lascia interagire le diverse dimensioni
della metafora linguistico-visiva nel rapporto donna-serpente.
Lo spot del profumo è stato affidato a Giuseppe Tornatore.
La mitologia pubblicitaria del profumo e, come vedremo, anche
quella dei vestiti, in una parola del sistema della moda, ha scelto
la figura del serpente per avvertirci di un diverso ruolo della
donna nella società contemporanea. Le figure di comunicazione
pubblicitaria trasformano gli oggetti in ideali. La natura ideale
dei beni di consumo ci spinge a considerare con una certa attenzione
quanto sta avvenendo nei codici di protocollo visivo che dominano
la società di massa, in cui la moda recita un ruolo da
protagonista e con essa la figura della donna. La moda, infatti,
è come il cibo, suscettibile della stessa domanda formulata
da Roland Barthes: "Che cos'è il cibo? Non è
soltanto una collezione di prodotti, bisognosi di studi statistici
o dietetici. E' anche e nello stesso tempo un sistema di comunicazione,
un corpo di immagini, un protocollo di usi, di situazioni e di
comportamenti" (R. Barthes, ("Sulla società di
massa", in "Scritti. Società, testo, comunicazione",
Einaudi 1998). Se questo punto di vista è plausibile possiamo
assumere un suo oggetto, il profumo (o la borsetta, meglio ancora
il profumo nella borsetta), come un vero e proprio segno, in altre
parole "l'unità funzionale di una struttura di comunicazione".
La nuova borsa Snake Hobo bag del couturier Valentino
Tornando al nostro esempio, notiamo
che Roberto Cavalli non è però il solo ad essersi
appropriato della figura del serpente. Su un numero di Panorama
di ottobre troviamo questo servizio, nella rubrica "Piaceri
della vita": "Segni particolari: il serpente".
Sommario: "Leitmotiv di molte collezioni, il rettile è
l'animale principe dello 'zoo' di Valentino, popolato anche di
ermellini, coccodrilli e visoni". Patrizia Busnelli ci spiega
che il serpente è l'animale guida di molte collezioni,
a cominciare da quella del 1971, quando fece per la prima volta
capolino una testa stilizzata di rettile in una spilla di ebano
e brillanti. Poi, nel 1998, un lungo abito in pizzo dorato e paillettes,
sempre d'oro, che disegnavano un lungo serpente che si avvinghia
lungo il corpo. Fino ad arrivare alla collezione di alta moda
di quest' inverno, dominata dall'aspide.
Valentino, da parte sua, spiega alla lettera "Z" di
zoo, nel suo Valentino's Magic: "All'inizio della mia carriera,
quando la couture della permissività e le sue ricche clienti
potevano permettersi qualsiasi audacia, ho immaginato le cose
più folli: un mantello di ermellino foderato di leopardo,
cappe di lince, il primo mantello di visone bianco degli anni
Settanta". Poi la resipiscenza animalista. Ma ora ci riprova,
forzando i simboli. La passione del couturier "si trasferisce
- nota la giornalista di Panorana - nella creazione di gioielli
a tema, di ricami e stampe sotto il segno del dragone, di sculture
a forma di serpente per impreziosire caviglie, décolleté,
vitini da vespa, cappelli o acconciature di forme architettoniche".
A suggellare tale passione arriva nel 2001 la "bracelet bag",
dove un bracciale gioiello a forma di aspide diventa manico di
una borsa in piume di struzzo o in visone colorati, per finire
con la nuova borsa Snake Hobo bag presentata con uno sfoggio di
lusso e di ricchezza nella boutique milanese di via Monte Napoleone.
La Snake Hobo bag prende il nome dalla forma a mezzaluna, è
in coccodrillo e camoscio color cioccolato. Nel manico, di fattura
artigianale, è raffigurato un rettile dagli occhi preziosi
in giada o turchese (costo: 6.300 euro).
| Il serpente piumato divoratore di uomini In un esempio di arte
azteca, un serpente piumato divora un uomo (Codex Borbonicus).
Ecco allora che si chiarisce qual e l'obiettivo di questo
spostamento metaforico del serpente: da simbolo di rinascita
e di eterna giovinezza (Pietro di Cosimo) a figura rappresentativa
del nomadismo femminile, fino a sfociare in un marchio
di aggressività esibita (il profumo di Roberto
Cavalli, la Snake Hobo bag di Valentino), in cui la donna
che si adorna di tale simbolo diventa "mangiatrice
di uomini". La pubblicità in questo caso,
basandosi su un archetipo mitico, il serpente, trasforma
di segno la sua dimensione metaforica. |
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La figura del serpente e il nomadismo lunare femminile
Il potere e la ricchezza sono
qualcosa che proiettano in alto, come le classi sociali a reddito
elevato cui si aspira ad appartenere. "Le persone a reddito
basso - notava P.F. Lazarsfeld negli anni Trenta - amano il cioccolato
dolce, i tessuti lisci, i profumi forti; le classi superiori,
al contrario, preferiscono le sostanze amare, i tessuti irregolari
e i profumi leggeri". Si creano dicotomie profonde, da irrobustire
con immagini forti. "Nessun oggetto può significare
(collettivamente) se non comporta quanto meno due sensi (diremo
qui due temi) opposti l'uno all'altro" prima di "trasformarsi
in situazione" (R. Barthes).
Sul primo versante, quello, per intenderci, del "cioccolato
dolce, dei tessuti lisci, dei profumi forti" troviamo una
figura femminile abbigliata come Ilda Boccassini o Livia Turco,
i cui vestiti lisci trionfano nel foulard da donna impegnata,
nel tailleur severo di chi vive senza smancerie, nel severo rigorismo
politicamente corretto e dai profondi contenuti democratici e
popolari; sul secondo, quello delle "sostanze amare, dei
tessuti irregolari e dei profumi leggeri", troviamo le top
manager delle aziende lombarde ed emiliane, le PR d'assalto, le
donne di cinema e di spettacolo, che sotto la giacca non portano
quasi nulla e la cui gonna è abbondantemente sopra il ginocchio,
stile Basic Istinct. Le prime votano a sinistra, le seconde a
destra. Accomunate entrambe dalla trasformazione sociale del ruolo
che da punto di riferimento fisso (solare) dell'universo familiare
ha trasferito la donna nella notte, inafferrabile e nomadica.
Semmai, un residuo di funzione maritale è rappresentato
(per quelle del primo versante) dal partito o movimento o associazione
in rappresentanza del quale vanno a parlare in televisione, magari
a Porta a Porta" di Vespa, che sia l'Ulivo o "Libertà
e Giustizia".
Da parte sua la pubblicità trasforma la coscienza femminile,
erotizzando i suoi accessori e associandoli ad una nuova sfera
di situazioni sulla scena del mondo attraverso un rapporto pseudo-causale.
Da qui la potenza del simbolo o del mitologema pubblicitario del
serpente che divora gli uomini. Figura che conserva anche in parte
quella classica allegoria dell'eterna giovinezza da cui è
partita la sua storia metaforica.
Ma, ci sarebbe da chiedersi, la donna contemporanea aderisce a
questi appelli pubblicitari? O meglio, queste figure pubblicitarie
esprimono effettivamente questo stimolo nomadico femminile? Ciascuno
di noi avrà una sua risposta. Risposta che in questo contesto
è importante fino ad un certo punto. E' più interessante
analizzare i movimenti "semasiologici" della società,
nei quali la figura femminile gode di qualche attenzione privilegiata.
Antonio De Lisa
Didascalie del pezzo:
1) Pietro di Cosimo, Ritratto
di Simonetta Vespucci, 1520 circa.
2) La pubblicità del profumo di Cavalli
3) Arte azteca: un serpente piumato divora un uomo (Codex Borbonicus)




